1978 Il cadavere di una guardia ad Olgiate(2)

8 gennaio. Il cadavere della guardia scomparsa dopo la rapina di Milano viene trovato da alcuni motociclisti nei boschi di Olgiate. Una semplice vittima?

Il portavalori ucciso ad Olgiate aveva 389 milioni

Milano, 10 gennaio 1978. (o. r.) Oggi, nel corso delle indagini sull'uccisione della guardia giurata Enrico Viani, 27 anni, scomparso con un furgone blindato portavalori che guidava la sera di sabato e trovato morto con sette pallottole in corpo il giorno successivo ad Olgiate (Como) da alcuni appassionati di motocross, sono venuti alla luce alcuni altri particolari. Il denaro che si trovava sul furgone al momento della scomparsa — secondo quanto è stato affermato alla «Mondialpol» — ammontava a 389 milioni, tutti in biglietti di piccolo taglio. Inoltre, Enrico Viani si è trovato occasionalmente alla guida del furgone, perché abitualmente fungeva da scorta al capopattuglia che si recava all'interno dei supermercati a fare i prelievi. L'autista designato — è stato confermato dai dirigenti dell'istituto di vigilanza — sabato sera era ammalato e a quel «giro» era stata designata, in sua sostituzione, un'altra guardia, Placido Scialino. Prima della partenza dalla sede milanese della «Mondialpol» c'è stata un'altra variazione, che compare regolarmente sul foglio di marcia in dotazione agli equipaggi: Scialino, che doveva guidare, avrebbe detto che non stava troppo bene e Viani, al quale sembra piacesse molto fare da autista, si è posto al volante, lasciando l'incarico di scorta al collega. Forse Viani non era perfettamente a conoscenza dei meccanismi di chiusura ermetica del furgone durante le soste e ciò ha agevolato l'azione dei banditi? Questa ipotesi non è molto accreditata dagli inquirenti e dalla stessa «Mondialpol» perché il giovane già altre volte aveva fatto da autista, anche se su altri percorsi e soltanto da cinque giorni faceva il «giro» comprendente il supermercato di via Cagherò davanti al quale è sparito il furgone con il denaro. Gli investigatori danno in¬ vece più credito all'ipotesi che Enrico Viani sia stato sorpreso da persone che conosceva e questo giustificherebbe anche la sua uccisione con la necessità di eliminare uno scomodo testimone. «Anche noi stiamo valutando tutte le possibilità — ha detto stamane i' presidente della "Mondialpol", Giorgio Calieri — e ci siamo messi a disposizione degli inquirenti nel tentativo di fare luce su questa vicenda. Tra l'altro possiamo pensare che Viani possa essere stato attirato in trappola da una persona che conosceva. Francamente, brancoliamo nel buio. Si può pensare di tutto». Sembra perdere definitivamente di credibilità, invece, l'ipotesi — dolorosa per la fine fatta dalla vittima ma comunque necessaria da tenere in considerazione — di una complicità da parte di Viani, soprattutto se egli effettivamente ha saputo solo all'inizio del «giro» di dover fare da autista. Resta il mistero: come hanno fatto i banditi ad entrare nel furgone? E' praticamente certo che Viani ha aperto di sua spontanea volontà, anche se con ciò contravveniva alle disposizioni che ordinano alla guardia che si trova alla gui da del furgone di restare nella sua «cabina-bunker». Enrico Viani era molto stimato dai suoi superiori. Da poco meno di un anno era diventato una delle cinquecento guardie giurate che la «Mondialpol» ha in organico a Milano. In precedenza era stato impiegato in una compagnia di assicurazioni ed aveva fatto il cambio perché, con la nuova attività, avrebbe potuto guadagnare di più. La media degli stipendi, per chi fa il lavoro di Viani, è di circa 600 mila lire al mese. I funerali della giovane guardia giurata, che lascia la moglie e un figlio, saranno celebrati domani pomeriggio al cimitero di Greco, a Milano. (dagli archivi de "La Stampa").