1978 Il cadavere di una guardia ad Olgiate(3)...

3 marzo 1978. Dopo le indagini, gli arresti. Tutto è chiarito. I contorni di una vicenda criminale con poche possibilità di non essere scoperta. E la vittima di Olgiate, si rivela un ingenuo complice. ..

Milano: risolto il "giallo,, dell'assalto al furgone

Milano, 3 marzo. L'agente della Mondialpol ucciso dopo rapina: fermati tre colleghi Uno ha confessato - Insieme a un pregiudicato i quattro "sceriffi" avrebbero organizzato il "colpo" - Il complice sarebbe stato eliminato durante una furibonda lite (Nostro servizio particolare)  Una guardia della Mondialpol scomparsa con il furgone e poi trovata uccisa con sette colpi di pistola: un giallo che ora sembra aver trovato soluzione. I carabinieri hanno infatti fermato quattro persone, sotto l'accusa di concorso in omicidio premeditato e aggravato a scopo di rapina. Sono tre colleghi dell'ucciso e un pregiudicato: Francesco De Sena, 40 anni, telefonista alla Mondialpol, Alessandro Bianchi, 24 anni, guardia, suo fratello Massimo, 29 anni, ex dipendente dell'istituto di vigilanza, e Giuseppe Semeraro di 30 anni. La vittima, Enrico Viani, 27 anni, sposato e padre di un bimbo era autista di un furgone blindato. La sera del 7 gennaio scorso sta trasportando circa 400 milioni ritirati dalle casse dei supermercati. Con lui viaggiano Massimo Bianchi, capoequipaggio, e Placido Scialino, 25 anni. Il furgone si ferma davanti a un grande magazzino di via Cagherò, è l'ultima tappa del giro. I due colleghi scendono per andare a ritirare i soldi. Sono le 17,30. Tornano dopo pochi minuti ma furgone e autista sono scomparsi. Si pensa subito ad una rapina: l'automezzo è notato poco dopo senza il denaro ma di Viani nessuna traccia. Due giorni dopo, il 9 gennaio, alcuni giovani che praticano motocross presso Olginate, scoprono un cadavere. E' la guardia scomparsa, uccisa da sette colpi di pistola, due alla testa e cinque al torace. Viani indossa ancora la divisa della Mondialpol. Accanto al cadavere cinque bossoli calibro 7,65 e un batuffolo imbevuto di cloroformio. Le ipotesi sono due: o la guardia conosceva i rapinatori oppure era addirittura un loro complice, poi eliminato perché troppo «scomodo». Il furgone infatti è una vera fortezza: vetri blindati e portiere bloccate, che possono essere aperte soltanto dall'autista con un pulsante interno. Impossibile quindi pensare ad un assalto dall'esterno. Le indagini, pare anche con il contributo dei dirigenti dell'istituto di vigilanza, si indirizzano subito in ambienti frequentati da pregiudicati e agenti della Mondialpol. E' la pista giusta. All'inizio di questa settimana i carabinieri raccolgono preziose informazioni e, ieri mattina, perquisiscono le abitazioni dei due fratelli Bianchi e del Semeraro. In casa di Massimo Bianchi trovano una piantina del supermercato davanti al quale era scomparso il furgone, e una carta stradale con indicato il percorso effettuato dal mezzo della Mondialpol. Non solo: nell'auto del giovane ci sono nascosti 57 milioni che facevano parte del bottino rapinato. Massimo Bianchi viene interrogato e alla fine, confessa. Il giovane racconta che la rapina era stata progettata sei mesi prima: erano d'accordo lui, suo fratello, il De Sena e lo stesso Viani. Il 7 gennaio, appena i colleghi scesero, l'autista si allontanò con il furgone e si incontrò con il De Sena. I due raggiunsero Olginate, dove i quattrocento milioni dovevano essere trasbordati sull'auto del telefonista. «Il giorno dopo ho incontrato De Sena — ha raggiunto Bianchi — mi disse che aveva litigato con Viani e che l'aveva ucciso». Raccolta la confessione, i carabinieri si recano a casa di De Sena: trovano un piccolo arsenale (quattro carabine e sette pistole, tutte armi non denunciate) e oltre 4 milioni in contanti. In casa di un'amica dell'uomo, Eva Fumagalli, poi arrestata per favoreggiamento, c'è una pistola 7,65: un'arma identità a quella usata per uccidere la guardia. Si trova anche la chiave di una cassetta di sicurezza. Il De Sena viene portato in caserma, ma si chiude nel più assoluto mutismo. Intanto i carabinieri cercano altri elementi di colpevolezza e, in una cantina dello stabile in cui abita Massimo Bianchi, trovano altri 98 milioni. In tutto i milioni recuperati sono circa centosessanta. Si sta ora vagliando anche la posizione di Placido Scialino che, assieme a Massimo Bianchi e Enrico Viani, faceva parte dell'equipaggio del furgone rapinato. (dagli archivi de "La Stampa").