La cosca mafiosa nei supermercati Lidl e nella vigilanza del Tribunale

VARESE - Guardia di Finanza in campo ieri con la Squadra Mobile della Questura di Milano. Su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia emesse misure cautelari nei confronti di 15 persone. Commissariate 4 direzione regionali della Lidl

Quindici misure cautelari personali, 60 perquisizioni, 4 direzioni generali della Lidl (parte lesa) commissariate. E' l'esito dell'operazione scattata all'alba di ieri che ha visto impegnato il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Varese e personale della Squadra Mobile della Questura di Milano. Hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 15 persone (di cui 11 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 1 divieto di dimora), a vario titolo accusate di far parte di un’associazione per delinquere che ha favorito gli interessi, in particolare a Milano e provincia, di una famiglia mafiosa catanese.

Contemporaneamente la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza hanno dato esecuzione, in provincia di Catania, al decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia a quella sede, in collegamento investigativo con la D.D.A. di Milano, nei confronti di 2 indagati accusati di far parte dell’associazione di tipo mafioso riconducibile alla famiglia dei "Laudani".

Contestualmente, è stata data esecuzione ai seguenti provvedimenti cautelari di natura reale:
- misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria dei beni connessi ad attività economiche, disposta dal Tribunale di Milano – Sezione Autonoma Misure di Prevenzione, ai sensi del codice antimafia nei confronti della Lidl Italia Srl, (società operante nel settore del la grande distribuzione), con riferimento alle Direzioni Regionali di Volpiano (TO), Biandrate (NO), Somaglia (LO) e Misterbianco (CT), che amministrano complessivamente 218 filiali;

- sequestro preventivo disposto dal Gip del Tribunale di Milano delle quote di 10 società e cooperative riconducibili al cd. “ gruppo Sigilog” di Cinisello Balsamo (operanti nel settore della logistica, del facchinaggio e dei servizi alle imprese, alle cui dipendenze risultano circa 190 dipendenti) nonché 3 beni immobili, oggetto di intestazione fittizia;

- decreto di fissazione di udienza, emesso dal Gip del Tribunale di Milano al fine di decidere sulla nomina di un commissario giudiziale per la durata di 1 anno, nei confronti di 5 società riconducibili alla “ Securpolice Group scarl” di Cinisello Balsamo (operanti nel settore della sicurezza e della vigilanza, alle cui dipendenze risultano circa 600 dipendenti);

- sequestro preventivo d’urgenza disposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, relativo a disponibilità finanziarie per un importo per equivalente di oltre 2,5 milioni di euro, derivante da reati di natura fiscale

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Varese e dalla Squadra Mobile della Questura di Milano, hanno consentito di individuare l’operatività di un’associazione, prevalentemente composta da imprenditori attivi, anche attraverso prestanome, nei servizi di vigilanza, sicurezza, cortesia e logistica.

Secondo gli inquirenti, a seguito dell'indagini avviata a giugno 2015, risulta che la famiglia mafiosa dei Laudani è riuscita, attraverso una serie di società e cooperative riconducibili al “gruppo Sigilog” di Cinisello Balsamo e facenti capo a diversi imprenditori – tra i quali Luigi Alecci, Giacomo Politi, Emanuele Micelotta e i fratelli Alessandro e Nicola Fazio, tutti collegati a Orazio Salvatore Di Mauro, organico dei Laudani – ad infiltrarsi nel tessuto economico lombardo.

Alecci sarebbe la figura di riferimento del sodalizio, in grado di gestire e mediare i rapporti tra gli imprenditori con i quali è in affari, mentre i fratelli Fazio, su sollecitazione del Alecci, di Politi e di Micelotta, avrebbero il compito di inviare somme di denaro contante in Sicilia, tramite l'affiliato Enrico Borzì, per il sostentamento economico delle famiglie dei detenuti appartenenti alla famiglia mafiosa Laudani.

I fratelli Fazio sono imprenditori che operano nel campo della vigilanza e della sicurezza, attraverso diverse società della “Securpolice Group scarl” di Cinisello Balsamo e forniscono numerosi servizi a favore di strutture pubbliche e private, in particolare presso catene di supermercati su tutto il territorio nazionale.

Le dazioni di denaro a esponenti della famiglia Laudani, in particolare quelle riconducibili ai fratelli Fazio, secondo la Procura sono funzionali ad ottenere commesse ed appalti in Sicilia dalla Lidl Italia srl, garantendo così il monopolio e la cogestione del settore nonché veicolando il reclutamento del personale da assumere.

Il denaro, grazie alla connivenza di un professionista, secondo la tesi degli inquirenti verrebbe monetizzato attraverso società riconducibili anche a prestanome e proviene da diverse attività illecite (emissione di fatture per operazioni inesistenti ad oggi quantificate in oltre 2,5 milioni di euro, omessa dichiarazione ed omesso versamento Iva ).

Tali provviste sono destinate anche a corrompere amministratori di enti pubblici e di dirigenti della Lidl Italia srl, al fine di assicurarsi l’assegnazione dei lavori di restyling e rifacimento delle filiali di quest’ultima società, mediamente per un importo di circa 3 milioni di euro annuali.

L’attività di penetrazione nei pubblici appalti, la Procura evidenzia in particolare quelli assegnati con affidamento diretto, gestiti dalla Responsabile del Servizio Gestione Contratti Trasversali con Convenzioni Centrali di Committenza del Comune di Milano, è avvenuta grazie alle illecite influenze di due ex dipendenti pubblici: uno del settore ospedaliero, l'altro della Provincia di Milano, tuttora sindacalista con delega al rapporto con le istituzioni e “stipendiato” mensilmente dal sodalizio criminale.

Ieri Lidl Italia srl ha diffuso una nota per dichiarare la sua estraneità ai fatti. Sostenendo essere venuta a conoscenza della vicenda soltanto ieri e che intende mettersi a disposizione dell'autorità giudiziaria per agevolare le indagini e fare chiarezza quanto prima sull'accaduto. Lidl Italia precisa, inoltre, che l'azienda non risulta indagata e non vi sono sequestri in atto. A tutti gli effetti è proprio così. L'azienda dalle indagini non risulta attiva nella vicenda, ma parte lesa a causa dell'atteggiamento di qualche dirigente. L'amministrazione giudiziaria disposta dal Tribunale di Milano nei confronti delle quattro direzioni regionali è proprio a tutela dell'azienda e dei suoi dipendenti.