Un centralinista per le ordinazioni, poi i "cavallini" per le consegne: otto pusher in carcere

LECCO - Otto persone accompagnate in carcere, altre sei ricercate e attualmente irreperibili: è l'esito dell'indagine "Capolinea", che ha visto protagonista la Polizia di Stato per smantellare l'attività di spaccio in una vasta area della provincia

Sei persone sembrano al momento sparite nel nulla. Ma per altre otto si sono aperte le porte del carcere: la Polizia di Stato, nei giorni scorsi, ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cittadini marocchini dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti.

E' l'esito dell'indagine "Capolinea", coordinata dal Sostituto Procuratore Silvia Zannini, che ha preso avvio  nell’aprile 2016, a seguito di mirati servizi di osservazione e studio del comportamento di alcuni spacciatori che operavano in modo particolare nei pressi delle stazioni ferroviarie, offrendo sostanze stupefacenti di varia natura: cocaina, eroina ed hashish ad utenti di diverse categorie sociali ed età.

L’operazione ha preso il nome di “Capolinea” dal fatto che i consumatori raggiungevano la zona di spaccio da diverse province lombarde a bordo di treni per poi fermarsi a Civate o a Sala al Barro (Galbiate) per poi consumare, nei boschi adiacenti alla stazione, le sostanze acquistate.

I lunghi periodi di osservazione, lo stupefacente recuperato dai clienti e le parallele attività tecniche hanno permesso di ricostruire un vasto giro di spaccio gestito da 4 squadre di venditori indipendenti che si spartivano la piazza di spaccio nei comuni di Annone Brianza, Lecco, Barzanò, Molteno, Nibionno, Suello, Civate, Galbiate, Garbagnate Monastero, Castello Brianza.

Il metodo era ben collaudato: un “centralinista” prendeva le “ordinazioni” dei “clienti” per poi gestire le consegne con i numerosi “cavallini” presenti sul territorio, che utilizzando auto intestate a prestanome o auto a noleggio portavano la droga negli svincoli stradali od in locali pubblici oppure, in alcuni casi, anche nei pressi delle abitazioni dei consumatori.

La droga veniva venduta al prezzo di 40 euro per dose di cocaina, 20 euro a grammo per l’eroina e 5 euro a grammo per l’hashish. Sono state accertate migliaia di cessioni per  un volume d’affari di circa 2 milioni di euro.

Assai diversificato il profilo degli acquirenti, di entrambi i sessi: operai, liberi professionisti, studenti,  artigiani, commercianti, ecc..

In alcune circostanze, alcune ragazze si sono prostituite per una dose di cocaina, vendendo il loro corpo per poter consumare le sostanze stupefacenti.

Tra gli otto soggetti catturati (gli altri sei sono risultati irreperibili), vi è anche uno dei principali spacciatori operanti nella “piazza” lecchese, in particolare all’interno di Villa Gomez e nella zona boschiva di Maggianico. Tali realtà di spaccio, già note alle Forze dell’Ordine, nel recente passato hanno destato un certo allarme sociale tra i residenti della zona che, in più occasioni, hanno segnalato il fenomeno.