Il lecchese dice No alla riforma, Taceno lo grida: contrario il 77,58% dei votanti

LECCO - Nella nostra provincia, tutto sommato, la riforma costituzionale è stata maggiormente apprezzata che altrove. Respinta da oltre il 53% dei votanti, ma nel resto della Lombardia al Governo è andata peggio. A Taceno, però, il rifiuto è quasi da record

Dalla provincia lombarda più favorevole alla riforma costituzionale arrivano sei schiaffoni per il premier Matteo Renzi: sei Comuni in cui almeno 7 votanti su 10 hanno detto no alla sua proposta di modificare la nostra carta costituzionale.

Accade nel lecchese, provincia che in realtà a livello lombardo, escludendo la cintura di Milano, gli ha dato le maggiori soddisfazioni. O, meglio, i minori dispiaceri. Anche qui ha vinto il No, fermandosi però al 53,71 per cento.

E se a Lecco città la vittoria di chi ha osteggiato la riforma è davvero risicata, con un 50,52 per cento che, sostanzialmente, è molto vicino a un pareggio, ci sono invece altre realtà dove il No l'hanno fatto sentire in modo forte e chiaro. Comuni forse piccoli, ma anche queste piccole gocce contribuiscono alla sconfitta del premier.

I maggiori oppositori li ha trovati a Taceno. Lì non andate a parlare di riforma, di cambiamento, di opportunità: a dire No è stato il 77,58 per cento dei votanti. Un dato che lascia poco spazio alle interpretazioni. Significativo anche il No del 73,68 per cento dei votanti di Esino Lario: il paese diventato per qualche giorno punto di riferimento a livello mondiale per il raduno di Wikipedia, considerato punto di partenza per l'innovazione e che, tuttavia, a livello politico ha preferito la situazione attuale alla proposta del Governo.

Oltre il 70 per cento anche Morterone (72,73 per cento), Sueglio (71,74), Crandola Valsassina (71,25) e Vendrogno (71,10).