Chiusura uffici postali: l'insoddisfazione della Provincia

LECCO - Mercoledì pomeriggio a Villa Locatelli si è svolto un incontro tra la Provincia di Lecco e i sindaci dei Comuni interessati dal piano di razionalizzazione delle Poste. Palpabile l'insoddisfazione generale per le scelte dell'azienda, ma i politici si dichiarano pronti per azioni forti.

Nel pomeriggio di mercoledì a Villa Locatelli si è svolto un incontro promosso dalla Provincia di Lecco con i sindaci dei Comuni interessati dal piano di razionalizzazione di Poste Italiane, che prevedeva la chiusura di alcuni uffici postali (Lecco, Brivio, Missaglia, Galbiate, Calolziocorte, Verderio) e la riduzione di giorni e orari di apertura di altri (Carenno, Colle Brianza, Ello, Margno, Monte Marenzo, Pagnona, Primaluna, Santa Maria Hoè, Taceno).

I Consiglieri provinciali Bruno Crippa e Ugo Panzeri hanno illustrato l’esito degli incontri tra il Tavolo regionale e Poste Italiane, da cui è scaturita la decisione di mantenere attivi gli sportelli postali di Verderio e Missaglia/Maresso, mentre sul fronte delle riduzioni di giorni e orari la situazione è rimasta immutata.

Nel corso dell’incontro i presenti hanno condiviso pienamente l’Ordine del giorno approvato lo scorso venerdì 26 giugno dal Consiglio direttivo di Anci Lombardia, in cui si chiede a Poste Italiane una nuova valutazione volta a stralciare dalla proposta di chiusura alcune ulteriori realtà che presentano particolari criticità e a Regione Lombardia il mantenimento del Tavolo di confronto finalizzato alla valutazione degli impatti del Piano di razionalizzazione di Poste Italiane, di altre criticità e dei disservizi causati.

“Gli amministratori presenti – commentano i Consiglieri Crippa e Panzeri – hanno espresso la loro contrarietà e insoddisfazione per gli esiti del Tavolo regionale per una serie di ragioni: innanzitutto per aver appreso le decisioni emerse dall’incontro con Poste Italiane solo attraverso la stampa, mentre non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale ai sindaci. In secondo luogo per non essere stati più invitati al Tavolo regionale, dopo l’incontro del 12 maggio, senza alcun motivo o comunicazione, nonostante l’impegno a condividere la controproposta prima dell’incontro finale con Poste Italiane. Si è trattato di una mancanza ingiustificabile verso un Ente che ha partecipato ai vari incontri del Tavolo regionale in rappresentanza dei Comuni lecchesi. A questo punto ci riteniamo liberi di intraprendere con tutti i sindaci del territorio ogni azione necessaria per tutelare un servizio pubblico per la comunità; innanzitutto venerdì 10 luglio convocheremo un incontro con i rappresentanti di tutti i Comuni, uno per area territoriale, per elaborare un Piano provinciale con una controproposta da sottoporre a Poste Italiane".

"In terzo luogo - aggiungono i due consiglieri provinciali - perché nella controproposta a saldi invariati elaborata da Regione Lombardia in merito alle razionalizzazioni non si è tenuto conto dei seguenti criteri condivisi nel Tavolo regionale: apertura dell’ufficio postale nei giorni di mercato e/o apertura degli altri uffici pubblici; alternanza nei giorni di chiusura/apertura per Comuni vicini; rimodulazione nei periodi estivi/invernali nelle zone turistiche. Inoltre perché la controproposta elaborata dai Comuni della Valsassina per ridurre l’impatto sulla popolazione, con alternanza delle aperture, non è stata nemmeno considerata, nonostante fosse a costo zero e senza ulteriori oneri per Poste Italiane. Infine perché Poste Italiane non ha ancora fornito i dati economici più volte richiesti, relativi ai vari sportelli postali interessati dal piano di razionalizzazione, dati fondamentali per poter valutare eventuali controproposte".

"Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito che, se le modifiche al piano di razionalizzazione avanzate da Poste Italiane non saranno condivise a livello territoriale, metteremo in atto azioni forti: siamo disponibili a ragionare e, come sempre, siamo aperti al dialogo, ma non siamo disposti ad accettare supinamente qualsiasi decisione imposta dall’alto, perché vogliamo tutelare un servizio pubblico, utilizzato da particolari categorie di cittadini e fasce di popolazione penalizzate oltremisura da questo piano di razionalizzazione”.