Iniziati i lavori al Tempio Voltiano: un mese di cantiere

COMO - Dopo il distacco dell'intonaco dal soffito, lunedì 10 sono iniziati i lavori al Tempio Voltiano. Il cantiere rimarrà aperto per circa un mese, tuttavia senza comportare limitazioni all'utenza. Il costo dei lavori, escludendo le analisi fatte sulla struttura, è di 10 mila euro.

Sono partiti lunedì 10 i lavori al Tempio Voltiano. Il cantiere durerà un mese circa e non comporterà una chiusura al pubblico dello spazio museale, all’infuori del primo piano, dove si era verificato il distacco di intonaco dal soffitto. Le modalità di intervento sono state definite dagli uffici del settore Opere pubbliche e Manutenzione edilizia comunale con la Soprintendenza a seguito delle indagini promosse su tutto il soffitto.

L’autorizzazione rilasciata prevede “una messa in sicurezza dei luoghi mediante operazioni provvisorie che permettano di rendere accessibili gli spazi e al contempo di monitorare lo stato di conservazione delle superfici in vista dei futuri interventi”.

Nello specifico si procederà in questi giorni “con una messa in sicurezza, mediante consolidamenti con micro-iniezioni e tasselli, delle parti di intonaco in fase di distacco”; successivamente si procederà con la posa di reti a protezione e con l’affidamento di un incarico per il monitoraggio microclimatico (temperatura e umidità) e con l’affidamento di un incarico per il monitoraggio dello stato di conservazione degli intonaci. L’intervento di consolidamento - si prevedono circa 25 giorni lavorativi - sarà effettuato dalla stessa ditta che ha eseguito per conto del Comune la seconda fase di diagnostica, la Cooperativa per il restauro di Milano, che vanta un’esperienza più che ventennale nell’ambito del restauro. L’investimento, solo per la parte relativa ai lavori, è di 10mila euro.

Nel corso dei mesi scorsi, il Tempio Voltiano è stato oggetto di indagini diagnostiche di natura strutturale e chimico-fisiche per capire le cause del distacco.  Questa prima fase di diagnostica è stata affidata alla ditta Tecnoindagini srl, di Cormano, che con una particolare metodologia di indagine non invasiva, denominata Sonispect®, comprendente analisi termografica, battitura manuale e diagnosi strumentale ed analisi dell’intradosso della cupola e della stabilità dei singoli rosoni, ha verificato lo stato di conservazione degli intonaci. Per le indagini chimico-fisiche sui campioni di intonaco finalizzate ad identificare i componenti chimici e le capacità meccaniche della malta distaccatasi, ma anche l’eventuale presenza di efflorescenze e di sali, è stato contattato il Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia Università dell’Insubria di Como.

Una seconda fase d’indagini, concordata con la Soprintendenza, ha invece avuto lo scopo di campionare interventi di consolidamento con micro-iniezioni e inserimenti di tasselli di ancoraggio ed è stata affidata alla ditta Cooperativa per il Restauro di Milano. Questa seconda fase è stata eseguita con l’obiettivo di approfondire il rilievo e la conoscenza delle situazioni specifiche sottese al distacco dell’intonaco e, quindi, di acquisire e formulare ipotesi sulle possibili cause dell’avvenuto distacco, congiuntamente all’esecuzione sperimentale di alcuni ancoraggi delle parti distaccate. In base alle indagini, non sono emersi evidenti problemi di carattere strutturale e neppure di infiltrazioni d’acqua.

“Ad oggi - spiega l’assessore Daniela Gerosa - non pare evidente un’unica causa che possa aver provocato il distacco dell’intonaco”. Tra le probabili concause si ipotizzano: la tipologia del solaio latero-cementizio; lo spessore importante dell’intonaco; il peso degli stucchi che si aggiunge a quello degli intonaci; una tinteggiatura molto coprente che non rende possibile la traspirazione; negli anni, infine, è possibile che gli interventi manutentivi che si sono succeduti, sia nelle impermeabilizzazioni, sia nel solaio, sia negli intonaci e nelle finiture, possono aver creato una discontinuità che ha indebolito la resistenza meccanica degli elementi. “I lavori che saranno eseguiti e i successivi monitoraggi - conclude Gerosa -  ci potranno dire se si potrà salvare il soffitto oppure se si renderà necessario un intervento più invasivo comprensivo del rifacimento di tutto l’intonaco”.