Como, appartamento confiscato alla criminalità organizzata: ora è del Comune

COMO - Il primo caso di un bene confiscato alla criminalità organizzata che diventerà di proprietà del Comune. Lo rivela Marcello Iantorno, assessore al Patrimonio, spiegando che la Giunta ha già manifestato il suo interesse a seguito della sentenza passata in giudicato

“Si tratta del primo bene confiscato alla criminalità organizzata nel Comune di Como e abbiamo il forte interesse alla sua valorizzazzione in collaborazione con le istituzioni principalmente coinvolte”. Così Marcello Iantorno, assessore al Patrimonio del Comune di Como, commenta il passaggio alla municipalità di un appartamento a seguito di una sentenza passata in giudicato.

“Abbiamo ricevuto nei giorni scorsi dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata - spiega l'assessore - l'invito a manifestare l'interesse entro 30 giorni al trasferimento del bene a titolo gratuito e anche di precisare la finalità o l'eventuale progetto di utilizzo in ottemperanza alla legge. Si tratta di un appartamento libero, di medie dimensioni, in discrete condizioni, in un condominio nell’immediata periferia della città”. 

Una prima informativa è stata sottoposta alla giunta mercoledì 19/10 e l’esecutivo ha deciso di procedere. 

“Essendo la competenza del consiglio comunale – prosegue Iantorno – la Giunta approverà ora una proposta di delibera che dovrà essere discussa e approvata entro trenta giorni. Quanto alla destinazione del bene, che la normativa vincola strettamente a precisi fini sociali, l’ipotesi è di destinare l’appartamento a persone detenute in condizioni di scontare la pena al domicilio o ex detenuti specie se trattasi di madri con bimbi. La gestione del bene sarà demandata ad associazioni o cooperative già operanti in questo tipo di progetti”. 

Il bene è stato confiscato a a un cittadino nell’ambito di un procedimento di prevenzione con sentenza divenuta irrevocabile nel 2015 nonché nell'ambito di un procedimento penale del 2010 con sentenza del Tribunale Penale di Milano del 2012 confermata in appello nel 2013 e divenuta irrevocabile nel 2015 a seguito di sentenza della Suprema Corte di Cassazione nei confronti anche di detto capo clan di Ndrangheta per reati di associazione mafiosa ed altri.