Briantea84: la Mapooro Arena non basta, scudetto al Santa Lucia Roma

CANTU' - Alla Mapooro Arena accorrono 3.800 tifosi: numero che in Italia, per lo sport paralimpico, è secondo soltanto ai Giochi invernali di Torino. Ma il tifo non è sufficiente per spingere la Briantea84: alla fine è costretta a cedere partita e scudetto al Santa Lucia Roma.

Briantea 84

Briantea 84

La stagione non trova una svolta. Lo scudetto 2015 torna a Roma, dopo 2 anni di assenza. Ma la festa attorno è tutta del popolo biancoblù. Almeno questo, in una annata che alla Briantea84 ha regalato meno gioie delle precedenti. Applausi per i vincitori, perché una doppia vittoria in finale scudetto, ampia e massiccia, non può essere archiviata come un caso. Alla Mapooro Arena è finita 72-52 per il Santa Lucia. Tricolore assegnato in due gare. Però c’è molto altro: come Metta World Peace, stella Nba che ha fatto impazzire il popolo della pallacanestro italiana, che alza la palla di questa gara 2 da tutto esaurito. La notte magica del basket in carrozzina e dello sport in generale. Oltre ogni aspettativa, la Mapooro Arena si è riempita in ogni fila e posto, gradinate comprese, siglando i 3800 spettatori presenti. Il record dei record per un evento agonistico paralimpico in Italia, secondo solo ai Giochi paralimpici invernali di Torino 2006. 

“Contro il Santa Lucia quest’anno non c’è stato nulla da fare – ha ammesso il capitano Ian Sagar, l’anima ruggente di una UnipolSai che ha lottato con le unghie per almeno tre quarti di gara -. Bastano due minuti di buio per perdere completamente il controllo, con loro non si può mollare mai. Noi siamo cresciuti in queste partite, ma mai siamo stati presenti fino in fondo. Eppure quest’anno sono stati cinque incontri pazzeschi, sempre contro Roma. Dopo due anni, questa è la prima volta che perdo lo scudetto, non è sicuramente una sensazione bella. Però oggi qui in questo palazzetto ho rivissuto le stesse emozioni dei Giochi paralimpici di Londra, una cosa indescrivibile, se ci penso mi vengono i brividi”. 

“Roma ha sicuramente meritato questo scudetto – ha aggiunto coach Malik Abes -. Non siamo stati capaci di fermare la loro fisicità. Troppo massicci e noi molto in difficoltà. Non ho potuto fare troppi cambi perché le alternative non mi permettevano di tenere alti i centimetri in area. Questa cosa ci ha penalizzato. Poi certamente paghiamo la poca esperienza di alcuni giocatori, purtroppo sono venuti a mancare alcuni canestri, abbiamo sbagliato troppo e abbiamo pagato tutti i nostri errori. Ora vedremo di rimettere tutto sui binari giusti per tornare competitivi per la prossima stagione: questa la archiviamo con un po’ di rammarico, anche se tutto il pubblico presente ha di sicuro fatto molto per farci sentire davvero apprezzati. Ci porteremo questo ricordo tra i più belli”. 

La partenza è sofferta, la UnipolSai è subito sotto (0-6). A rompere il ghiaccio è capitan Ian Sagar dopo 3’ abbondanti di gioco. L’effetto Pianella distrae e confonde, infatti l’unico a mano fredda è Matteo Cavagnini, uno abituato ai palcoscenici importanti: sono suoi 6 dei primi 8 punti messi a segno dal Santa Lucia prima del time out chiamato da Malik Abes (6’14’’). Roma allunga con Rossetti (2-12) e manda a referto subito dopo anche Sofyane Mehiaoui con una tripla che fa male (4-15). Sagar segna il canestro della rabbia per l’8-17 a 2’ dalla prima sirena. Anche Schiera mette la sua zampata (10-17) e dimostra che la UnipolSai c’è. Ma Roma prova per la prima volta ad allungare e con Berdun e Cavagnini chiude il primo quarto sul +10 (12-22).

Il secondo quarto si apre con lampi e tuoni di Ian Sagar, poi è la volta di Brian Bell che segna sia il 18-24 e che il 20-26. Chudhry spreca il possibile avvicinamento e Berdun ne approfitta rispingendo la UnipolSai indietro (20-28). Il distacco non riesce a essere colmato, nonostante lo spettacolo su campo sia di quelli che impressionano. Sul canestro di Choudhry dopo palla rubata a Mehiaoui, Di Giusto chiama il time out. Ora la partita si fa seria: 27-30. Carossino sente la pressione e sbaglia da sotto (0/4), ma il capitano mette la zampata che decreta il -1 (29-30). Tiro e fallo guadagnato da Rossetti fanno siglare il 29-33, ma l’inglese con canotta numero 44 non resta a guardare (31-33). L’ultima palla del primo tempo è nelle mani di Berdun che non sbaglia e manda tutti negli spogliatoi sul 31-35. 

Alla ripresa, è ancora Cavagnini a far tremare la retina: Roma segna il 31-38, inseguito dallo statunitense in maglia biancoblu (33-38). I liberi buoni di Choudhry e il canestro di Bell riportano la UnipolSai col fiato sul collo (37-38), poi pasticcia e perde il treno che potrebbe valere il primo sorpasso della partita. Un black out e Roma si riporta a +6, con un contropiede solitario del suo capitano Matteo Cavagnini. È sempre lui ad avere la mano più ferma di tutti, infilando quattro bombe consecutive che pesano come piombo e riportano il Santa Lucia lontano (41-51). Lo strappo si fa ampio, perché Roma ormai spadroneggia in attacco mentre la UnipolSai perde di lucidità nelle coperture. Il terzo quarto si chiude sul punteggio di 43-55, dopo un break di 12-2 per i capitolini. 

Ultimo quarto che dire incandescente non rende l’idea, perché i primi 30’ non sono stati una passeggiata. Ma ormai l’inerzia pende tutta per Santa Lucia, non basta l’innesto di Jordi Ruiz per svoltare. Roma passeggia, mentre la UnipolSai si trascina e commette troppi errori, conditi da una certa sfortuna col ferro. Il ritorno in campo del capitano Sagar si sente: il suo urlo scuote tutto il Pianella, smuovendo anche il tabellone dopo minuti di ghiaccio (48-63). La partita però appare tutta in salita, il muro è altissimo e Roma arriva a +20 (48-48) con 2’42’’ al cronometro. In realtà il tempo non è sufficiente per poter ribaltare l’andamento, perché Roma ormai ha in testa la vittoria e al collo la medaglia d’oro.